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lunedì 5 ottobre 2009
Non è vero, le tendopoli non sono state chiuse. Quelle nei paesi gestite dalle parrocchie o dagli enti locali sono ancora al loro posto, la gente non sa dove andare e rimarranno almeno fino al 15 Ottobre. Anche la tendopoli di Acquasanta sta ancora lì, più piccola ma sempre attiva. Hanno tolto la tenda della scuola, la cappella, il CSV, hanno lasciato lo stretto indispensabile, le tende, la mensa e i bagni. Giorni fa sono rientrata, mi sono fermata alla carraia e in cambio del mio documento d'identita loro mi han dato il pass visitatore. Il campo era molto più spazioso, si vedevano di nuovo le distese di brecciolino libero e non un'anima che vi passeggiava sopra. Non era più la mia tendopoli, era tutto algido, distante, tirava tanto vento, era autunno. Sotto la tettoia del caffè c'erano sedute cinque donne, le conoscevo, ho fatto colazione con loro per cinque mesi e mi sono fermata a chiacchierare. Loro non vanno via, lavorano in città e non possono permettersi di viaggiare, troppo tempo, troppi soldi, troppa fatica, tutte cose che non verranno rimborsate. Dicono che porteranno i map (case mobili), le semineranno per tutto il terreno e lo stadio da rugby diventerà un nuovo piccolo villaggio, un'alternativa gustosa e onestamente, la meno peggio. Ogni giorno c'è una riunione, ufficiale o ufficiosa, per decidere cosa fare, se andare via o rimanere, ma non si sa niente, non si sa che sarà, per ora si continua ad aspettare. Sabato scorso è andato via l'ultimo gruppo della protezione civile e dicevano che non avrebbero mandato più nessuno. Chissà che hanno deciso, non so perchè ma l'autogestione mi spaventa. Adesso, sulla strada davanti al campo tenda c'è un furgone della polizia.
sabato 26 settembre 2009
Finito. La tendopoli sta per essere smantellata e la gente spedita negli alberghi intorno alla città. La distanza, purtroppo, sarà anche di 50 km, da fare ogni giorno, andata e ritorno, per recarsi al lavoro, o a scuola, o all'università. Già adesso c'è un traffico che intimorisce, non oso immaginare l'inferno della prossima settimana. Ovindoli, Sulmona, Luco de Marsi. Ma perchè? Mi dispiace, ho l'amaro. Michele ha buttato tutta la sua roba nelle buste, anche Domenico, anche i miei vecchi coinquilini. L'hanno portata nelle macchine e via, verso le nuove destinazioni. Qualcuno farà tappa per qualche notte nella casa rotta, ma non si può stare, quindi si cambia di nuovo dimora, chissà per quanto, chissà quale sarà la prossima. La tendopoli è finita, e credo che anche questo blog.
Sono molto triste.
Sono molto triste.
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giovedì 10 settembre 2009
Fino a Martedì ho avuto il pass, potevo entrare e uscire dalla tendopoli come volevo, ero ancora autorizzata a stare. Lunedì sera ho deciso di rimanere a cena l'ultima volta con i miei amici.
Non l'avessi mai fatto, mi sono sentita una ladra. Una persona che sfrutta un servizio offerto a chi ne ha veramente bisogno. C'era confusione, gli animi erano davvero in subbuglio a causa delle ultime direttive. Stanno chiudendo le tendopoli e nessuno può più entrare a viverci. Chi viene mandato via, è spedito ad Avezzano, a Luco de Marsi, città lontane anche 70 km, che i cari non possono raggiungere tutti i giorni. Di questo stavano parlando un uomo con casa inagibile e un uomo della protezione civile. Di come sia assurdo spedire uomini di ottanta e novanta anni lontano dai figli, soli, senza la benchè minima speranza di rivedere la propria città, quella in cui hanno vissuto per tutta una vita.
Faceva freddo Martedì, e io mi sentivo una ladra, perchè altri persone, in un angolo della mensa, si lamentavano delle persone che, nonostante stessero nelle proprie case, continuavano ad andare a mangiare in mensa. E non è giusto, è vero, ma io volevo stare con i miei amici, almeno un'ultima sera lì. Quando ho lasciato il pass mi hanno detto che in tendopoli non potrò più entrare sola, dovrà venire a prendermi al cancello la persona che vado a trovare, e non potrò stare lì per più di dieci minuti. E' giusto, sacrosanto perchè altrimenti i campi non li smantelleranno mai, ma il mio cuore piange. Non ci stanno cazzi.
Non l'avessi mai fatto, mi sono sentita una ladra. Una persona che sfrutta un servizio offerto a chi ne ha veramente bisogno. C'era confusione, gli animi erano davvero in subbuglio a causa delle ultime direttive. Stanno chiudendo le tendopoli e nessuno può più entrare a viverci. Chi viene mandato via, è spedito ad Avezzano, a Luco de Marsi, città lontane anche 70 km, che i cari non possono raggiungere tutti i giorni. Di questo stavano parlando un uomo con casa inagibile e un uomo della protezione civile. Di come sia assurdo spedire uomini di ottanta e novanta anni lontano dai figli, soli, senza la benchè minima speranza di rivedere la propria città, quella in cui hanno vissuto per tutta una vita.
Faceva freddo Martedì, e io mi sentivo una ladra, perchè altri persone, in un angolo della mensa, si lamentavano delle persone che, nonostante stessero nelle proprie case, continuavano ad andare a mangiare in mensa. E non è giusto, è vero, ma io volevo stare con i miei amici, almeno un'ultima sera lì. Quando ho lasciato il pass mi hanno detto che in tendopoli non potrò più entrare sola, dovrà venire a prendermi al cancello la persona che vado a trovare, e non potrò stare lì per più di dieci minuti. E' giusto, sacrosanto perchè altrimenti i campi non li smantelleranno mai, ma il mio cuore piange. Non ci stanno cazzi.
venerdì 5 giugno 2009
Oggi a colazione si vendevano magliette.
Sia con il colletto, modello polo, sia t-shirt, molto sbarazzine. Tutte alla modica cifra di dieci euro l'una, tutto per tifare la nostra città. Erano bianche con un'aquila disegnata sul petto, e sotto c'era scritto: L'Aquila torna a volare. O qualcosa del genere.
Un uomo sulla sessantina le stava dipingendo, seduto al tavolo della mensa. Aveva la barba lunga, gli occhiali ed una luce paradisiaca alle spalle. Un signore gli si avvicina e gliene chiede una. Gli dice che ha la taglia xxl e che non vede l'ora di indossarla, che L'Aquila è la nostra città, che dobbiamo supportarla e che gli farà tantissima pubblicità. L'uomo pittore gli dice di tornare il giorno dopo che gliel'avrebbe fatta trovare.
Ed è vero, per tutta la città si stanno moltiplicando le stamperie che si dedicano quasi esclusivamente alla stampa di loghi per L'Aquila. E quasi tutte le persone che conosco ne hanno una.
Da due giorni hanno chiuso il magazzino.
Stava sotto la tendopoli e dispensava a chi ne aveva bisogno ogni tipo di prodotto. Purchè ci fosse. E le donne andavano a richiedere sapone Nivea, sapone Panten, mutande Leabel. Tutto ciò che al supermercato si paga e conviene prenderlo gratuitamente. E nonostante i prodotti venissero dati, nel caso in cui ci fossero stati, il magazzino non andava bene, perchè le persone che andavano a richiedere tre volte la settimana sempre lo stesso prodotto iniziavano a non essere più soddisfatte. Perchè gli si diceva che i negozi sono aperti e che determinati prodotti servono anche alle altre persone. Ne hanno bisogno tutti, se si è recidivi, i problemi sono propri. E quindi un po' di gente s'è ribellata ed il magazzino è stato chiuso. Così fine dei giochi e delle polemiche.
Se il magazzino riaprisse, però, vorrei andarmi a prendere delle scarpe di tela nere con le sfiammate laterali. Quelle purtroppo nei negozi non ci sono.
C'è stata anche l'insurrezione delle donne.
La sera prima della riunione generale, c'è stata sottobanco la riunione delle donne. Ed hanno discusso prevalentemente della cucina: perche la cucina non va. Troppa carne di pollo, troppa carne di maiale. Sempre carne, carne, carne, basta! Ha sbroccato una.
Ed un'altra ha continuato: la frutta è troppo poca ed ai tavoli c'è chi se ne mangia tanta e chi niente. E le banane sono poche e se le mangiano sempre le stesse persone. E la colazione è povera ed il thè è troppo poco. Ed i distributori del caffè sono sempre rotti. E non va bene niente! Ha concluso.
Ed ora, gli uomini della protezione civile, a servire ai tavoli ci hanno messo i civili. Le civili, per l'appunto. E l'acqua ed il pane ce li dobbiamo prendere da soli. Hanno lasciato un po' di spazio anche nella gestione della cucina e della spesa quotidiana. E seppure io sono contro le polemiche, c'è da dire che da un paio di giorni si mangia mozzarella e ieri a cena c'era la pizza.
Sia con il colletto, modello polo, sia t-shirt, molto sbarazzine. Tutte alla modica cifra di dieci euro l'una, tutto per tifare la nostra città. Erano bianche con un'aquila disegnata sul petto, e sotto c'era scritto: L'Aquila torna a volare. O qualcosa del genere.
Un uomo sulla sessantina le stava dipingendo, seduto al tavolo della mensa. Aveva la barba lunga, gli occhiali ed una luce paradisiaca alle spalle. Un signore gli si avvicina e gliene chiede una. Gli dice che ha la taglia xxl e che non vede l'ora di indossarla, che L'Aquila è la nostra città, che dobbiamo supportarla e che gli farà tantissima pubblicità. L'uomo pittore gli dice di tornare il giorno dopo che gliel'avrebbe fatta trovare.
Ed è vero, per tutta la città si stanno moltiplicando le stamperie che si dedicano quasi esclusivamente alla stampa di loghi per L'Aquila. E quasi tutte le persone che conosco ne hanno una.
Da due giorni hanno chiuso il magazzino.
Stava sotto la tendopoli e dispensava a chi ne aveva bisogno ogni tipo di prodotto. Purchè ci fosse. E le donne andavano a richiedere sapone Nivea, sapone Panten, mutande Leabel. Tutto ciò che al supermercato si paga e conviene prenderlo gratuitamente. E nonostante i prodotti venissero dati, nel caso in cui ci fossero stati, il magazzino non andava bene, perchè le persone che andavano a richiedere tre volte la settimana sempre lo stesso prodotto iniziavano a non essere più soddisfatte. Perchè gli si diceva che i negozi sono aperti e che determinati prodotti servono anche alle altre persone. Ne hanno bisogno tutti, se si è recidivi, i problemi sono propri. E quindi un po' di gente s'è ribellata ed il magazzino è stato chiuso. Così fine dei giochi e delle polemiche.
Se il magazzino riaprisse, però, vorrei andarmi a prendere delle scarpe di tela nere con le sfiammate laterali. Quelle purtroppo nei negozi non ci sono.
C'è stata anche l'insurrezione delle donne.
La sera prima della riunione generale, c'è stata sottobanco la riunione delle donne. Ed hanno discusso prevalentemente della cucina: perche la cucina non va. Troppa carne di pollo, troppa carne di maiale. Sempre carne, carne, carne, basta! Ha sbroccato una.
Ed un'altra ha continuato: la frutta è troppo poca ed ai tavoli c'è chi se ne mangia tanta e chi niente. E le banane sono poche e se le mangiano sempre le stesse persone. E la colazione è povera ed il thè è troppo poco. Ed i distributori del caffè sono sempre rotti. E non va bene niente! Ha concluso.
Ed ora, gli uomini della protezione civile, a servire ai tavoli ci hanno messo i civili. Le civili, per l'appunto. E l'acqua ed il pane ce li dobbiamo prendere da soli. Hanno lasciato un po' di spazio anche nella gestione della cucina e della spesa quotidiana. E seppure io sono contro le polemiche, c'è da dire che da un paio di giorni si mangia mozzarella e ieri a cena c'era la pizza.
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giovedì 14 maggio 2009
La gita romana non è stata un granché.
Hanno sentito tanto caldo ed il viaggio è stato un pellegrinaggio. Da trenta che erano sono partiti in dodici.
La signorina Anna è tornata con il broncio.
Lo scopo della spedizione era andare a Cinecittà, che ci stava ju teatru deji animali.
Sono andati al circo e lo spettacolo l’avrebbe dovuto presentare Fabrizio Frizzi. Ma non si è presentato. Ed i due fratelli hanno trascorso la serata chiedendosi il perchè.
Intanto, per i bambini ed i ragazzi, sono state proposte delle attività.
Le donne di mezz’età insegnano alle bambine ad ammassare la pasta. Gli hanno dato delle lunghe tavolate dove ci stendono la farina e ci versano l’acqua. Per poi amalgamare il tutto. Poi con il matterello stendono la pasta e con i coltelli di plastica la tagliano.
Sono molto brave, ha detto la loro maestra. Imparano subito.
Da una settimana, inoltre, insegnano a ricamare all’uncinetto. Il fine è quello di fare una coperta della tendopoli di Acquasanta e dedicarla a tutti noi terremotati.
La lezione c’è di pomeriggio e coinvolge sia le bambine, sia le donne, sia le anziane. Ed anche questo corso riscuote notevole successo.
C’è anche la scuola.
Le insegnanti sono le donne della tendopoli che avevano le cattedre a L’Aquila.
Le classi vanno per fasce d’età, e si cerca di tenere i ragazzi allenati e non far dimenticare le cose imparate fino ad Aprile. Anche perché alcuni devono fare gli esami delle medie, altri quelli di stato.
La sera, invece, vengono proiettati dei film.
Quello di prima serata inizia tra le ventuno e le ventuno e trenta, e quello in seconda serata inizia alle ventitre. Ma l’orario è flessibile perché dipende dalla durata del film precedente.
In alcune tendopoli si sceglie il film per votazione. Si propongono più titoli e si va ad alzata di mano. Alla nostra tendopoli, invece, dal pomeriggio vengono affisse le locandine sulle bacheche senza la possibilità di scelta. Ma tutta la popolazione è invitata a proporre titoli.
Altre volte, quando c’è la partita, viene acceso il televisore lcd della tenda mensa A. E lì si raccolgono tutti gli uomini della tendopoli. Sia gli appassionati di calcio con lo scopo di vedere la partita, sia i non appassionati. Con lo scopo di non rimanere a spettegolare con le donne.
Hanno sentito tanto caldo ed il viaggio è stato un pellegrinaggio. Da trenta che erano sono partiti in dodici.
La signorina Anna è tornata con il broncio.
Lo scopo della spedizione era andare a Cinecittà, che ci stava ju teatru deji animali.
Sono andati al circo e lo spettacolo l’avrebbe dovuto presentare Fabrizio Frizzi. Ma non si è presentato. Ed i due fratelli hanno trascorso la serata chiedendosi il perchè.
Intanto, per i bambini ed i ragazzi, sono state proposte delle attività.
Le donne di mezz’età insegnano alle bambine ad ammassare la pasta. Gli hanno dato delle lunghe tavolate dove ci stendono la farina e ci versano l’acqua. Per poi amalgamare il tutto. Poi con il matterello stendono la pasta e con i coltelli di plastica la tagliano.
Sono molto brave, ha detto la loro maestra. Imparano subito.
Da una settimana, inoltre, insegnano a ricamare all’uncinetto. Il fine è quello di fare una coperta della tendopoli di Acquasanta e dedicarla a tutti noi terremotati.
La lezione c’è di pomeriggio e coinvolge sia le bambine, sia le donne, sia le anziane. Ed anche questo corso riscuote notevole successo.
C’è anche la scuola.
Le insegnanti sono le donne della tendopoli che avevano le cattedre a L’Aquila.
Le classi vanno per fasce d’età, e si cerca di tenere i ragazzi allenati e non far dimenticare le cose imparate fino ad Aprile. Anche perché alcuni devono fare gli esami delle medie, altri quelli di stato.
La sera, invece, vengono proiettati dei film.
Quello di prima serata inizia tra le ventuno e le ventuno e trenta, e quello in seconda serata inizia alle ventitre. Ma l’orario è flessibile perché dipende dalla durata del film precedente.
In alcune tendopoli si sceglie il film per votazione. Si propongono più titoli e si va ad alzata di mano. Alla nostra tendopoli, invece, dal pomeriggio vengono affisse le locandine sulle bacheche senza la possibilità di scelta. Ma tutta la popolazione è invitata a proporre titoli.
Altre volte, quando c’è la partita, viene acceso il televisore lcd della tenda mensa A. E lì si raccolgono tutti gli uomini della tendopoli. Sia gli appassionati di calcio con lo scopo di vedere la partita, sia i non appassionati. Con lo scopo di non rimanere a spettegolare con le donne.
sabato 2 maggio 2009
Oggi è giornata di partenze.
I gruppi della protezione civile lasciano la tendopoli di Venerdì o di Sabato. Almeno quelli di Acquasanta.
E gli scorsi week and i volontari si scambiavano numeri di cellulare, indirizzi e-mail, si scrivevano saluti e frasi affettuose sulle t-shirt e sui cappellini.
Era bello, divertente ed anche triste. Perchè la partenza dei protettori più simpatici è un po' come la partenza dai villaggi turistici. Un permanente stato di malinconia che dura tutto il tempo della colazione. Ma non appena si esce dal tendone mensa, torna tutto come prima. Perchè per noi non è la fine della vacanza.
Ed oggi tutti che facevano foto. Civili abbracciati a volontari e volontari abbracciati ad altri volontari. Tutti sorridenti ed assonnati, con la bocca che sapeva di caffè.
Ed io mi stavo godendo l'addio, seduta su una ruota di legno, bevendo il mio caffè, quando quattro uomini semi vestiti in divisa, sono corsi fuori una tenda militare, tirandosi dietro una brandina. E sopra c'era un uomo, in mutande, sdraiato sul letto che cercava di coprirsi. E rideva.
L'hanno scaricato al centro del campo, l'hanno accerchiato ed hanno iniziato a fotografarlo.
E poi l'hanno ricaricato in spalla e riportato dentro la tenda.
So che le associazioni di volontariato, come la Misercordia e l'Anpas, propongono settimanalmente ai singoli volontari di partire. Poi sono loro, compatibilmente con gli impegni lavorativi, a decidere se venire o meno. E tutti quelli che ci lasciano sperano sempre di tornare presto.
Stamattina era bel tempo. Non c'era il sole ma almeno non pioveva e non tirava vento.
Stamattina, per il secondo giorno di fila, sono riuscita a fare la doccia.
E stamattina, mentre mi lavavo, ho origliato.
Davanti la mia porta, chine sui lavandini, c'erano due donne intente a fare il bucato.
La prima era slava e l'altra italiana, che parlavano delle reciproche sciagure. La donna italiana viveva a San Francesco. Un quartiere de L'Aquila. La sua casa è da abbattere e le sono morti cinque amici.
La donna slava è sola. Casa sua era in periferia, non so dove, ed è crollata. Suo marito vive e lavora in Macedonia, suo figlio in Grecia, e lei sta qui a fare la badante ad una donna anziana. Alla quale stava lavando una sottana.
Era amareggiata e strofinava il sapone con rabbia. Ripeteva che questa è la vita, ma che è stanca e che non ne può più.
Ieri è stato il giorno del cambio delle lenzuola.
La gente si accalcava al magazzino ad aspettare la biancheria.
Ed una donna dietro un tavolino registrava i nomi e la consegnava.
E girando per il campo c'erano i materassini a prendere l'aria, reti scoperte e mucchi di lenzuola sporche.
Durante questi giorni di pioggia, inoltre, alcune tende si sono allagate.
Le tende, infatti, sono posate sul terreno dello stadio da rugby, non considerando il problema fango.
Ed in questi giorni le ruspe hanno sparso il brecciolino ovunque, non lasciando spazio alla terra.
I volontari hanno deciso di alzare anche le tende, per sistemare il suolo sottostante.
Uno alla volta, hanno sgomberato i tendoni dai letti e dalle cose personali degli inquilini, otto uomini li hanno sollevati e li hanno posti al centro del corso. Sulla parte lasciata scoperta è stato seminato il brecciolino. Che drena l'acqua ed isola dal fango.
Tra ieri ed oggi sono state omologate due file di tende. Nel giro di cinque o sei giorni dovrebbero sistemare tutto il campo.
I gruppi della protezione civile lasciano la tendopoli di Venerdì o di Sabato. Almeno quelli di Acquasanta.
E gli scorsi week and i volontari si scambiavano numeri di cellulare, indirizzi e-mail, si scrivevano saluti e frasi affettuose sulle t-shirt e sui cappellini.
Era bello, divertente ed anche triste. Perchè la partenza dei protettori più simpatici è un po' come la partenza dai villaggi turistici. Un permanente stato di malinconia che dura tutto il tempo della colazione. Ma non appena si esce dal tendone mensa, torna tutto come prima. Perchè per noi non è la fine della vacanza.
Ed oggi tutti che facevano foto. Civili abbracciati a volontari e volontari abbracciati ad altri volontari. Tutti sorridenti ed assonnati, con la bocca che sapeva di caffè.
Ed io mi stavo godendo l'addio, seduta su una ruota di legno, bevendo il mio caffè, quando quattro uomini semi vestiti in divisa, sono corsi fuori una tenda militare, tirandosi dietro una brandina. E sopra c'era un uomo, in mutande, sdraiato sul letto che cercava di coprirsi. E rideva.
L'hanno scaricato al centro del campo, l'hanno accerchiato ed hanno iniziato a fotografarlo.
E poi l'hanno ricaricato in spalla e riportato dentro la tenda.
So che le associazioni di volontariato, come la Misercordia e l'Anpas, propongono settimanalmente ai singoli volontari di partire. Poi sono loro, compatibilmente con gli impegni lavorativi, a decidere se venire o meno. E tutti quelli che ci lasciano sperano sempre di tornare presto.
Stamattina era bel tempo. Non c'era il sole ma almeno non pioveva e non tirava vento.
Stamattina, per il secondo giorno di fila, sono riuscita a fare la doccia.
E stamattina, mentre mi lavavo, ho origliato.
Davanti la mia porta, chine sui lavandini, c'erano due donne intente a fare il bucato.
La prima era slava e l'altra italiana, che parlavano delle reciproche sciagure. La donna italiana viveva a San Francesco. Un quartiere de L'Aquila. La sua casa è da abbattere e le sono morti cinque amici.
La donna slava è sola. Casa sua era in periferia, non so dove, ed è crollata. Suo marito vive e lavora in Macedonia, suo figlio in Grecia, e lei sta qui a fare la badante ad una donna anziana. Alla quale stava lavando una sottana.
Era amareggiata e strofinava il sapone con rabbia. Ripeteva che questa è la vita, ma che è stanca e che non ne può più.
Ieri è stato il giorno del cambio delle lenzuola.
La gente si accalcava al magazzino ad aspettare la biancheria.
Ed una donna dietro un tavolino registrava i nomi e la consegnava.
E girando per il campo c'erano i materassini a prendere l'aria, reti scoperte e mucchi di lenzuola sporche.
Durante questi giorni di pioggia, inoltre, alcune tende si sono allagate.
Le tende, infatti, sono posate sul terreno dello stadio da rugby, non considerando il problema fango.
Ed in questi giorni le ruspe hanno sparso il brecciolino ovunque, non lasciando spazio alla terra.
I volontari hanno deciso di alzare anche le tende, per sistemare il suolo sottostante.
Uno alla volta, hanno sgomberato i tendoni dai letti e dalle cose personali degli inquilini, otto uomini li hanno sollevati e li hanno posti al centro del corso. Sulla parte lasciata scoperta è stato seminato il brecciolino. Che drena l'acqua ed isola dal fango.
Tra ieri ed oggi sono state omologate due file di tende. Nel giro di cinque o sei giorni dovrebbero sistemare tutto il campo.
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giovedì 30 aprile 2009
Continua a piovere e la connessione non c'è.
Stanotte si sentiva un martellare fetente sulle tende, neanche un martello pneumatico. Ed all'1 di notte non riuscivo ancora a dormire.
Stamattina anche la coinquilina aveva due occhi come un camaleonte.
Però, oggi, alle 7 e 30 c'era il sole. Ed il cielo era sereno.
Sono andata al bagno e mi sono diretta alla tenda mensa. E lì ho trovato la sorpresa: la fila del thè non c'era.
Per smistare la fila alle bevande, infatti, è stato posato un enorme erogatore di the, caffè ed orzo, proprio accanto al tavolo del buffet, e l'addetto erogatore era il nano.
Il nano è un ragazzo della protezione civile, basso, con un pancione gigante che pare morbidissimo, ed una barba che farebbe invidia a Babbo Natale. Identico spiccicato a Gimli del Signore degli Anelli. E quando si fa le trecce è la fine del mondo.
In compenso hanno bloccato le macchinette che distribuiscono bevande gratuitamente.
Erano continuamente guaste e tutti se ne approfittavano. Si vedevano popolani girare per il campo con quattro bicchieri di cioccolata calda per poi lamentarsi del mal di pancia e dei problemi intestinali.
Persone fisse a pigiare i tasti del caffè e gli anziani che aspettavano per ore il proprio turno.
Hanno fatto bene così.
Adesso il caffè vale 30 centesimi, e li vale tutti.
L'altro ieri sono andata a parlare con il CVS Abruzzo per chiedere se serve gente alla manutenzione della biblioteca. E, si, serve.
Io e Marco (un amico) dovremo contattate gli editori per farci mandare i libri, poi registrarli e catalogarli, e tenere le entrate e le uscite.
Ieri sono stata a Pescara.
Dopo venti giorni ho passeggiato per un centro storico, ho visto negozi e vetrine illuminate. Poi sono stata a cena al ristorante giapponese e mi sono sfondata di sushi.
Ci voleva proprio.
Stanotte sono tornata satolla e soddisfatta.
E stamattina avevo un sorriso stampato sulle labbra, che neanche Zakk Wylde avrebbe potuto togliermi.
Stanotte si sentiva un martellare fetente sulle tende, neanche un martello pneumatico. Ed all'1 di notte non riuscivo ancora a dormire.
Stamattina anche la coinquilina aveva due occhi come un camaleonte.
Però, oggi, alle 7 e 30 c'era il sole. Ed il cielo era sereno.
Sono andata al bagno e mi sono diretta alla tenda mensa. E lì ho trovato la sorpresa: la fila del thè non c'era.
Per smistare la fila alle bevande, infatti, è stato posato un enorme erogatore di the, caffè ed orzo, proprio accanto al tavolo del buffet, e l'addetto erogatore era il nano.
Il nano è un ragazzo della protezione civile, basso, con un pancione gigante che pare morbidissimo, ed una barba che farebbe invidia a Babbo Natale. Identico spiccicato a Gimli del Signore degli Anelli. E quando si fa le trecce è la fine del mondo.
In compenso hanno bloccato le macchinette che distribuiscono bevande gratuitamente.
Erano continuamente guaste e tutti se ne approfittavano. Si vedevano popolani girare per il campo con quattro bicchieri di cioccolata calda per poi lamentarsi del mal di pancia e dei problemi intestinali.
Persone fisse a pigiare i tasti del caffè e gli anziani che aspettavano per ore il proprio turno.
Hanno fatto bene così.
Adesso il caffè vale 30 centesimi, e li vale tutti.
L'altro ieri sono andata a parlare con il CVS Abruzzo per chiedere se serve gente alla manutenzione della biblioteca. E, si, serve.
Io e Marco (un amico) dovremo contattate gli editori per farci mandare i libri, poi registrarli e catalogarli, e tenere le entrate e le uscite.
Ieri sono stata a Pescara.
Dopo venti giorni ho passeggiato per un centro storico, ho visto negozi e vetrine illuminate. Poi sono stata a cena al ristorante giapponese e mi sono sfondata di sushi.
Ci voleva proprio.
Stanotte sono tornata satolla e soddisfatta.
E stamattina avevo un sorriso stampato sulle labbra, che neanche Zakk Wylde avrebbe potuto togliermi.
lunedì 27 aprile 2009
La connessione è altalenante.
E purtroppo non riesco a postare con assiduità.
La scorsa settimana sono arrivate le lavatrici. Sembrava un evento di portata mondiale con annessa ahola.
Ne hanno messe cinque, tutte in fila neanche l'appello militare, attaccate al muro del magazzino.
La gente ha pensato bene di iniziare ad accalcarsi lì davanti. Con i bustoni pieni di panni. Aspettando ore ed ore.
E, come se ciò non bastasse, già ci sono state le prime lotte (nel fango). Donne che si sono appiccicate tirandosi i capelli perchè una era troppo lenta ed l'altra troppo impaziente. Avrei tanto voluto esserci.
Sono state messe in funzione anche le docce nei container. Sono piccole e non ci sono posti liberi dove posare la biancheria e l'asciugamano. Ma ci si accontenta.
Sabato sono riuscita ad accedervi. Sono entrata avvolta nell'accappatoio bianco, i calzini e le scarpe da ginnastica.
Ai lavandini c'erano quattro donne a lavare i vestiti. Tra la porta ed il lavandino c'era una sedia. Una di quelle di plastica, pieghevole. E sulla sedia c'era posata una vaschetta verdina, vuota.
-Scusi, posso poggiare questi slip e questi vestiti sulla sedia?- domando ad una donna affaccendata a strofinare una saponetta su una pancera.
-No- mi risponde -se poggio la caccamella (bacinella) per terra mi si sporca-
-Ah, non c'avevo pensato- dico io -Povera vaschettina- e mi allontano.
Vado alle docce in fondo, poggio la biancheria, i vestiti e l'accappatoio su un rialzo non bene identificato, e vado finalmente a lavarmi. In ciabatte.
Non potete immaginare che goduria. Con l'acqua calda, il sapone in testa ed il vapore ovunque. Non sto facendo ironia, sia chiaro. Era veramente godurioso.
Perchè purtroppo l'igiene è quella che è.
Già uscire ogni ora per andare al bagno, dover aprire l'ombrello e rientrare zuppi non è un granchè. Ma anche andarsi a fare la doccia in un container gelido, mentre fuori piove non è il massimo.
Anche perchè causa pioggia i bagni sono spesso infangati. E la gente più furba usa lavarsi il fango dentro lavandini o sui water. Alcune donne addirittura, hanno pensato bene di attappare i bagni coperti buttandoci dentro gli assorbenti.
Fatto sta che ho atteso la doccia di Sabato scorso con ansia e trepidazione.
Sabato e Domenica abbiamo mangiato divinamente.
Sono venuti i ragazzi dell'alberghiera ed hanno cucinato per noi.
Abbiamo mangiato dolci a scatafascio, salsicce, polpette, orecchiette alle cime di rapa, pasta al sugo (sempre presente), frittate e pane giallo (non so che particolarità avesse).
Ed in questi giorni, complice anche il freddo, ho mangiato di gusto. E davvero tanto.
Ma va bene così.
Infine, c’è un’ottima notizia.
Oggi ho scoperto che in tendopoli c’è una biblioteca. E’ piccola, con i titoli ridotti e poco allettanti. Ma qualcuno mi attira parecchio.
Sono soddisfatta.
Vorrei chiedere se serve aiuto per registrarli ed annotare le entrate e le uscite, ma un amico mi ha detto che sono già in tre ad occuparsene. Forse sarei di troppo. Forse.
E purtroppo non riesco a postare con assiduità.
La scorsa settimana sono arrivate le lavatrici. Sembrava un evento di portata mondiale con annessa ahola.
Ne hanno messe cinque, tutte in fila neanche l'appello militare, attaccate al muro del magazzino.
La gente ha pensato bene di iniziare ad accalcarsi lì davanti. Con i bustoni pieni di panni. Aspettando ore ed ore.
E, come se ciò non bastasse, già ci sono state le prime lotte (nel fango). Donne che si sono appiccicate tirandosi i capelli perchè una era troppo lenta ed l'altra troppo impaziente. Avrei tanto voluto esserci.
Sono state messe in funzione anche le docce nei container. Sono piccole e non ci sono posti liberi dove posare la biancheria e l'asciugamano. Ma ci si accontenta.
Sabato sono riuscita ad accedervi. Sono entrata avvolta nell'accappatoio bianco, i calzini e le scarpe da ginnastica.
Ai lavandini c'erano quattro donne a lavare i vestiti. Tra la porta ed il lavandino c'era una sedia. Una di quelle di plastica, pieghevole. E sulla sedia c'era posata una vaschetta verdina, vuota.
-Scusi, posso poggiare questi slip e questi vestiti sulla sedia?- domando ad una donna affaccendata a strofinare una saponetta su una pancera.
-No- mi risponde -se poggio la caccamella (bacinella) per terra mi si sporca-
-Ah, non c'avevo pensato- dico io -Povera vaschettina- e mi allontano.
Vado alle docce in fondo, poggio la biancheria, i vestiti e l'accappatoio su un rialzo non bene identificato, e vado finalmente a lavarmi. In ciabatte.
Non potete immaginare che goduria. Con l'acqua calda, il sapone in testa ed il vapore ovunque. Non sto facendo ironia, sia chiaro. Era veramente godurioso.
Perchè purtroppo l'igiene è quella che è.
Già uscire ogni ora per andare al bagno, dover aprire l'ombrello e rientrare zuppi non è un granchè. Ma anche andarsi a fare la doccia in un container gelido, mentre fuori piove non è il massimo.
Anche perchè causa pioggia i bagni sono spesso infangati. E la gente più furba usa lavarsi il fango dentro lavandini o sui water. Alcune donne addirittura, hanno pensato bene di attappare i bagni coperti buttandoci dentro gli assorbenti.
Fatto sta che ho atteso la doccia di Sabato scorso con ansia e trepidazione.
Sabato e Domenica abbiamo mangiato divinamente.
Sono venuti i ragazzi dell'alberghiera ed hanno cucinato per noi.
Abbiamo mangiato dolci a scatafascio, salsicce, polpette, orecchiette alle cime di rapa, pasta al sugo (sempre presente), frittate e pane giallo (non so che particolarità avesse).
Ed in questi giorni, complice anche il freddo, ho mangiato di gusto. E davvero tanto.
Ma va bene così.
Infine, c’è un’ottima notizia.
Oggi ho scoperto che in tendopoli c’è una biblioteca. E’ piccola, con i titoli ridotti e poco allettanti. Ma qualcuno mi attira parecchio.
Sono soddisfatta.
Vorrei chiedere se serve aiuto per registrarli ed annotare le entrate e le uscite, ma un amico mi ha detto che sono già in tre ad occuparsene. Forse sarei di troppo. Forse.
lunedì 20 aprile 2009
La tendopoli di Acquasanta si trova davanti al cimitero.
Salendo nei dintorni della Torretta, o percorrendo le strade che portano a Collemaggio, si può vedere una distesa di cocuzzoli blu.
Con due gazebo bianchi ed innumerevoli casette grigie, gialle e rosse.
Si tratta rispettivamente delle tende, delle mense e dei bagni chimici.
In questa tendopoli risiedono circa 800 persone. Il numero oscilla dai 700 ai 900, a causa dello scarso spirito di adattamento, o a causa del lavoro.
Infatti, molte ditte e molte fabbriche in questi giorni hanno riaperto i battenti. E numerosi aquilani sono stati costretti a tornare in città per tornare sui posti di lavoro.
Questo non può che essere un’iniziativa lodevole, soprattutto per alimentare lo spirito combattivo dei cittadini. Ma, d’altro canto, non è una situazione facile per tutte le tendopoli che si vedono arrivare decine di nuovi inquilini.
La maggior parte degli abitanti sono persone adulte di una certa età, che passeggiano sul viale sterrato (il corso), o siedono sull’uscio delle proprie tende.
Ma ci sono anche numerosi giovani.
Molti sono i bambini e adolescenti che si tengono occupati nella tenda ricreativa, chi leggendo, chi studiando, chi giocando. Grazie ai numerosi mezzi messi a disposizione dalla protezione civile.
Alcuni ragazzi, invece, hanno deciso di collaborare con i volontari.
C’è la possibilità, infatti, di scendere al magazzino per distribuire alla popolazione i beni di prima necessità. Quindi cibo, abbigliamento, coperte, prodotti igienici. Oppure si può lavorare in cucina: servendo in mensa, apparecchiando, lavando pentole e pentoloni o distribuendo i pasti in tenda alle persone che non possono muoversi.
Per chi vuole c’è sicuramente modo di tenersi occupati e trascorrere del tempo in compagnia. Tutto sta a volerlo, e tutto sta a fare poco gli schizzinosi.
Salendo nei dintorni della Torretta, o percorrendo le strade che portano a Collemaggio, si può vedere una distesa di cocuzzoli blu.
Con due gazebo bianchi ed innumerevoli casette grigie, gialle e rosse.
Si tratta rispettivamente delle tende, delle mense e dei bagni chimici.
In questa tendopoli risiedono circa 800 persone. Il numero oscilla dai 700 ai 900, a causa dello scarso spirito di adattamento, o a causa del lavoro.
Infatti, molte ditte e molte fabbriche in questi giorni hanno riaperto i battenti. E numerosi aquilani sono stati costretti a tornare in città per tornare sui posti di lavoro.
Questo non può che essere un’iniziativa lodevole, soprattutto per alimentare lo spirito combattivo dei cittadini. Ma, d’altro canto, non è una situazione facile per tutte le tendopoli che si vedono arrivare decine di nuovi inquilini.
La maggior parte degli abitanti sono persone adulte di una certa età, che passeggiano sul viale sterrato (il corso), o siedono sull’uscio delle proprie tende.
Ma ci sono anche numerosi giovani.
Molti sono i bambini e adolescenti che si tengono occupati nella tenda ricreativa, chi leggendo, chi studiando, chi giocando. Grazie ai numerosi mezzi messi a disposizione dalla protezione civile.
Alcuni ragazzi, invece, hanno deciso di collaborare con i volontari.
C’è la possibilità, infatti, di scendere al magazzino per distribuire alla popolazione i beni di prima necessità. Quindi cibo, abbigliamento, coperte, prodotti igienici. Oppure si può lavorare in cucina: servendo in mensa, apparecchiando, lavando pentole e pentoloni o distribuendo i pasti in tenda alle persone che non possono muoversi.
Per chi vuole c’è sicuramente modo di tenersi occupati e trascorrere del tempo in compagnia. Tutto sta a volerlo, e tutto sta a fare poco gli schizzinosi.
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