giovedì 28 maggio 2009

Ieri a pranzo ho incontrato una vecchia conoscenza.
Una signora celiaca che ho conosciuto in tendopoli. Che parla, parla, parla.
Ed anche ieri non m'ha delusa.
Nella tenda mensa la temperatura era 37 gradi, ed io stavo per spirare.
Con il sorriso sulle labbra, perchè sennò è brutto.
Mi ha raccontato cose molto interessanti sui bambini che vivono con noi e che vanno a scuola nelle tende.
Solo questo mi ha permesso di non passare a miglior vita sul piatto di prosciutto e melone.

Mi ha detto che i bambini sono molto traumatizzati, che le maestre li vedono molto nervosi e che sono pochi quelli che sembrano spensierati.
La maggior parte dei bambini, infatti, fa disegni strani.
Usano colori molto scuri, nero, marrone, viola.
E disegnano le loro case. Parzialmente e totalmente distrutte. Addirittura un bambino ha disegnato un mattone dicendo: questa è casa mia.
Poi decorano tutto con la mobilia caduta, con i giochi sparsi a terra, e con i cocci rotti.

Alcuni bambini hanno anche smesso di mangiare.
Spiluccano nel piatto la pietanza servita, senza ingerire niente. E le madri sono preoccupate. Li sforzano un poco, ed alcune riescono ad ottenere qualche boccone. Altre niente.
Ma dicono che piano piano stanno migliorando.
-Prima o poi finirà- ripeteva la donna.

M'ha raccontato, inoltre, che ieri una donna è caduta.
Si era seduta su uno sgabello fuori dalla sua tenda, e lì si è addormentata.
Non si sa per quanto tempo, fatto sta che si è ritrovata sotto il sole. Stesa a terra priva di sensi.
L'hanno raccolta quattro persone e mentre si riprendeva ha detto: -Ma io stavo camminando e poi.. Non me lo ricordo-
E' una donna molto corpulenta, con le caviglie gonfie e le guance pendule. E tirarla su non è stato facile.

martedì 26 maggio 2009

A L'Aquila hanno riaperto numerose attività commerciali.
Ristoranti, negozi di cianfrusaglie, di abbigliamento, per il fai da te.
Anche Cepu ha riaperto, invece che al centro si è trasferito in periferia.
Il primo nucleo commerciale che ha riaperto è stato il centro commerciale l'aquilone.
Il giorno dell'apertura è stata festa grande. Una sorta di pellegrinaggio verso la terra del consumismo.
Anche io ero tra quelle persone, il grigio della polvere stava iniziando a diventare noioso. Avevo bisogno di un po' di colore.
E le persone si accalcavano al bar, facendo file interminabili per un bicchiere d'acqua o per un caffè. E tutte con il sorriso sulle labbra.
Con buste e bustine strette nelle mani neanche fossero dei figli.

Giorno dopo giorno sono riaperti altri negozi.
Soprattutto quelli siti nei prefabbricati. Lontani dalla zona rossa.
E piano piano è scemata la calca dall'aquilone, e tutti hanno approfittato della scelta.
C'erano sconti dal 30 al 50%, e nessuno s'è fatto scappare la ghiotta opportunità.
C'era chi doveva rifarsi il guardaroba intero, che l'aveva perso. E che vestiva solo made in Caritas. Chi invece aveva bisogno di ricostruirsi piano piano l'umore. E per le donne, lo shopping è la cura migliore.
Io sono stata una di queste.
E la cosa che più m'ha stupito è stata la mia tendenza a comprare t-shirt sportive e pantaloncini corti.
E con le gonne in mano mi ritrovavo a pensare: -Ma con questa che ci devo fare?-
Era, ed è tuttora, rigorosamente volto ad una fresca sopravvivenza in tendopoli.
E come me, la pensano molte altre persone.

Insieme ai negozi ha riaperto anche qualche ristorante (ne ho contati tre), due tavole calde e molti bar.
Questi ultimi si sono stabiliti principalmente nelle casette di legno, sui giardinetti o sugli spiazzi dei parcheggi. E proliferano, con i clienti occasionali divenuti abituè.
Alcuni addirittura hanno messo i gazebo con le panche, i biliardini ed i bagni chimici.

E piano piano le persone stanno iniziando a cacciare il naso dalle tende. Fanno dei passetti sempre più lontani, esplorando la nuova città.
E tutti, chi più velocemente, chi meno, stanno trovando una propria, nuova, quotidianità.

lunedì 25 maggio 2009

Ieri sono stata al teatro.
Al teatro della tendopoli.
Gli uomini della protezione civile hanno tolto dalla tenda ricreativa tutti i tavoli e tutte le sedie. Al centro della stanza hanno legato un filo che andava da parete a parete e ci hanno appeso a mo' di sipario una stoffa rossa cangiante. Poi nella parte anteriore hanno allocato sedie e panche.
La sera alle 21 e 30, c'erano bambini, ragazzi, adulti, anziani. Ogni generazione era fieramente rappresentata.
E davanti a noi, sopra un palco inesistente, la compagnia teatrale Signori chi è di Scena, di Roma. Che ha presentato lo spettacolo “L'importanza di chiamarsi Ernesto”, di Oscar Wilde.
Io non l'avevo mai visto, ed è stata la volta buona per colmare la lacuna.
E' stato molto bello, divertente, sono uscita pienamente soddisfatta.
Anche i bambini hanno gradito.
Peccato che verso la fine abbiano pensato bene di prendersi per i capelli, gridare e passeggiare tra gli spettatori. Facendo insorgere tutti con sonori -ssshhhh!!-.

Ieri pomeriggio il container doccia delle donne è stato occupato.
Un uomo vi si è infilato dentro e non voleva uscire.
Con la porta aperta, davanti l'uscio, ha iniziato a togliersi la camicia, i pantaloni, la canottiera, le mutande.
Lasciando ben poco all'immaginazione.
Una signora bionda, avvolta nell'accappatoio, ha salito i tre gradini del container e s'è trovata davanti il mero spettacolo. Con le mani nei capelli ha proposto all'uomo di uscire, prima gentilmente, poi meno. E vedendo che l'uomo non ne voleva sapere, è corsa a chiamare aiuto.
Nel frattempo, un uomo che ha assistito alla scena è andato dall'occupatore e con le buone maniere l'ha convinto ad uscire.
E quando due energumeni civili, guidati dalla signora bionda, sono arrivati al container, non hanno trovato nessuno. Hanno controllato ogni box doccia, hanno salutato la signora e se ne sono andati via. Un po' delusi.
E la donna è entrata a farsi la doccia.

venerdì 22 maggio 2009

Un uomo entra nel container bagno.
Ha in mano un rotolo di carta igienica e le salviette detergenti.
Entra in un wc e fa per chiudere la porta.
La porta non c'è.
L'uomo si gira ad un amico e, con tono indagatore, dice:- Ah, oggi pure le porte, se ne sono andate!-
L'amico risponde: -No, le hanno solo aperte-
Allora l'uomo, imbarazzato: -Ah, scusa, non c'avevo pensato-

Dietro ai bagni chimici c'è una tenda verde dove si posano provvisoriamente i letti per la pulizia delle tende.
Lì ci appoggiano tutti e dico TUTTI i letti delle persone.
Una donna sta impacchettando la sua roba, per riporla lì dentro.
Mentre stanno spostando le brande, lei chiede ad un protettore:
-Avete tolto la cacca dei cani da dentro quella tenda?-
Il protettore risponde con sorriso orgoglioso: -Sisi, proprio ieri! E l'abbiamo anche disinfestata dalle pulci-

giovedì 21 maggio 2009

Oggi mi sento tanto Sara Senzatenda.

Ieri sera sono rientrata in tenda, e la signorina Anna mi ha annunciato che stamattina ci saremo dovuti alzare alle 7, perchè alle 8 sarebbero venuti a smontarci le tende.
Si, le otto, voglio proprio vedere, ho pensato.
Stamane mi sono alzata alle 7, sono andata a fare colazione ed alle 7 e 30 sono rientrata in tenda.
Ho iniziato a riporre tutte le mie cose in due grandi scatoloni e li ho posati sul letto.
Alle 8 e 01 la mia tenda è stata assaltada dieci uomini in divisa arancio, muniti di muscoli e picconi, pronti a sradicarmi la tenda. In due hanno caricato tutti i letti, ed all'urlo di oplà hanno iniziato a cacciarli.
Poi, in otto, hanno caricato la tenda e l'hanno portata dietro i bagni. Vuota ed aperta come una vongola.
Infine sono arrivate due ruspe cariche di brecciolino, ed un braccio escavatore, che ha fatto un foro al centro. Ci hanno gettato dentro i sassi e poi non so, sono dovuta andare via. Stavo respirando troppa polvere.
Ed ora tutti i miei averi sono lì, alla mercè di chiunque passi, sorvegliati da due uomini sorridenti e chiacchieroni.
Ed io non posso schiodarmi di qui, perchè non appena finiscono di lavorare devo rimettere tutto a posto. Rifare i letti e sgombrare gli spazi comuni.
Ora sono nella tenda del CSV, dove c'è la libreria ed i tavoli con i pc.
Ho chiesto per che ora è prevista sistemazione delle tende, ma non lo sanno.
In serata, hanno detto.
Ne approfitterò per leggere un po'.

mercoledì 20 maggio 2009

Stanotte sono rientrata all'1.
Capita raramente di fare questi orari, perchè in tendopoli, sia io, sia i miei amici, siamo un po' ammorbati.

I cancelli erano chiusi. La casetta di legno costruita per i controllori dei pass, smontata.
C'era un'atmosfera pesante, complice anche la genziana che ho bevuto.
Apriamo in cancello, mostriamo i pass e rientriamo. Mentre camminiamo sul viale, un uomo della protezione civile ci viene incontro. Corre. Ci supera e va ad avvisare un gruppetto di uomini che sta all'entrata.
Una donna si è sentita male.
Un'autoambulanza ci passa accanto e si ferma alla tenda di un amico che stava con noi. Un'anziana è svenuta, caduta a terra senza che nessuno se ne accorgesse.
L'hanno soccorsa i parenti non si sa dopo quanto tempo e l'hanno recuperata gli infermieri del Posto Medico.
Con lei c'erano il fratello e la cognata. Un'infermiera prende sottobraccio la cognata e la porta con sè, a Davide, il nostro amico, lasciano il fratello. Che piange, si pettina e gli si attacca al braccio.
Rientrano in tenda.
-Buonanotte- ci salutiamo, -Buon divertimento-

Io e Domenico rimaniamo a passeggiare. Fumiamo una sigaretta e chiacchieriamo.
In giro c'è fermento.
I protettori sono appostati davanti alla mia tenda.
Con le mani dietro la schiena, la testa dritta e le gambe larghe, guardano la tenda davanti alla mia. Senza perderla di vista.
All'improvviso tutti corrono verso un'unica direzione. Verso un angolo della tendopoli.
Ed accerchiano un uomo.
Ha i capelli biondi legati a coda, i pantaloni larghi e corti.
E’ il biondo, il nuovo acquisto del campo.
Iniziano a parlare ad alta voce, dicono che certe cose non si devono fare, che bla bla bla. Non si capisce.
Una donna si sveglia per le urla. Esce, si accende una sigaretta e ci raggiunge. Chiede che è successo.
Poi ci racconta che la sera ha sentito degli uomini parlare al walkie talkie, che c'era un sospetto e che a mezzanotte dovevano controllare che fosse rientrato.
Forse è lui, pensiamo.
E' un uomo strano, e la moglie lo è ancor di più.
Prende il cibo da tavola e se lo infila in borsa. Soprattutto bottiglie di vino e frutta. A volte prende anche il pane e lo tira ai piccioni. Attirandone intere schiere.
Come se non avessimo già abbastanza rogne con gli animali.
Da due giorni monta anche una bancarella. Accanto ai bagni chimici stende dei vestiti per bambini, usati. E li lascia sotto il sole per tutto il giorno.
Tutti passano e guardano, domandandosi perché. Ma la risposta già la sanno, è strana.
E poi urla al telefono dicendo che qui la trattano male. Che tutti la osservano e la criticano.
Di certo non passano inosservati.
E, si, sono proprio dei tipi strani.

domenica 17 maggio 2009

Ieri volavano gli aquiloni.
Ieri mattina è venuto un gruppo di quattro ragazzi, da Roseto degli Abruzzi, ad insegnare ai bambini del campo a costruire gli aquiloni.
Hanno preso delle buste di plastica nere, le hanno stese su dei tavoli e le hanno spianate. Hanno preso dei bastoncini di legno e li hanno attaccati sulla plastica. Incrociati, perchè facessero da assi principali.
Poi li hanno decorati. Con scritte colorate e disegni.
In uno scatolone c'erano gli aquiloni veri. Quelli prefabbricati.
E sono stati dispiegati in aria per tutta la giornata. Guidati da uomini adulti e ragazzi e bambini.
Ed erano trasparenti, azzurri e gialli.

A cena c'erano i fiorentini.
Un gruppo di persone sedute accanto a me, che parlavano alla loro maniera.
Venivano da fuori e parlavano della nostra città, che era bella, che il cibo è buono.
Essi, penso io. Era proprio bella.
Mentre stavamo mangiando la fettina di carne con il purè di patate, li ha raggiunti una signora. E' famosa nel nostro campo, anziana, con il viso scuro, i capelli corti brizzolati e la voce sfiatatamente acuta.
Parla sempre, senza sosta. E ieri ha chiacchierato con loro.
Ha raccontato che lei ha un'amica di Firenze che non vede da tanti anni.
Le vorrebbe mandare qualche prodotto tipico aquilano ma è povera e non può pagare le spese di spedizione.
Ha chiesto se potevano recapitarglielo loro.
Ed ha chiesto a noi che cibi tipici poteva mandare.
Abbiamo proposto salami, cicolane, formaggi.
Gli arrosticini. Spiedini di carne di pecora da cuocere sulle fornacelle. Da mangiare preferibilmente per una giornata intera sdraiati su un prato sotto l'ombra.
Ma sono cibi deperibili. Un viaggio lungo non li farebbe arrivare sani e salvi.
Ed è stato suggerito il torrone Nurzia e la genziana.

Tempo due minuti ed il discorso ha cambiato rotta. Ed è tornato alla base: il terremoto.
I fiorentini hanno chiesto come stava la casa della signora, dove si trovava e come avrebbe fatto da adesso in poi.
E lei ha raccontato la sua nottata. Quella del 6 Aprile. Fatta di urla, pianti e travi in testa.
Sempre lì si va a parare. Sempre del terremoto si parla.
Ed anche stamattina al Posto Medico. Un anziano ed un'infermiera discutevano di case distrutte e morti.